BLACKOUT

 
 

Raffaella danza. Raffaella danza, a sessantacinque anni, come una bambina che per la prima volta vede la luce. Ha pazientemente aspettato e maturato per quindici anni questo momento, conscia che la luce l’avrebbe ritrovata. Per quindici anni il suo è stato un volto ed un corpo apparentemente senza un nome ed una storia. Per quindici anni è stata da sola nel suo viaggio al buio, dentro un costume od una maschera. Era da sola ogni volta che doveva conquistare la scena, era da sola a sentire i segni che scrivevano il suo passaggio, era da sola nel suo mondo di forme mutevoli. E da sola, come una nuova Alice, ha compreso che l’apparente caduta dentro il buio le offriva un’opportunità e che si trattava solo di attraversare una nuova dimensione, altrettanto vera e concreta nelle sue promesse. Raffaella allora ha accolto il buio e l’ha fatto diventare un amico ed un alleato. E così ha imparato a vederlo, a percepirne le distanze, a contare i minuti che uguali si succedevano. Ha imparato a divenire forma, fluida nel suo cambiamento, a sentire le emozioni che questa donava al pubblico. Ha imparato a riconoscere la luce attraverso l’oscurità ed a sentire l’assenza di limiti. Da sola ha conquistato, all’interno del buio della sua scena, la sua libertà e la sua gioia, dialogando con la stessa gioia di quel pubblico di cui non vedeva i volti. La coscienza è diventata corpo ed ha conquistato la sola possibile armonia. Ma il buio non ha fermato o frenato lo scorrere del tempo e della vita. Al buio il suo corpo è invecchiato e si è ferito. Il tempo le ha imposto inesorabile i segni del suo passaggio, sul viso, sulle braccia, sui fianchi. Ma Raffaella aveva imparato che quelle erano carezze necessarie , che non avrebbero mai annientato la sua bellezza di donna. Ogni volta che dentro il costume una ruga si aggiungeva al suo volto, in contemporanea nasceva una promessa di libertà, e all’orizzonte della sua anima cresceva più forte la visione e il desiderio. Ed alla fine ha compiuto la sua metamorfosi ed ha continuato a danzare senza più il guscio esteriore ed interiore, consapevole di quella essenza di verità di cui tutti abbiamo interna memoria. Raffaella Mattioli per quindici anni ha danzato con la compagnia svizzera dei “Mummenschanz” ed ha portato il suo “silenzio in divenire gioia” in giro per tutti i continenti. Ogni giorno un viaggio interiore in un teatro nuovo, con un pubblico nuovo. Oggi ogni suo passo di danza, ogni suo chiudere ed aprire gli occhi, celebrano la sua conquista intima e parlano di quel buio che l’ha coperta ma non le ha usato violenza, che non l’ha consumata, ma che anzi l’ha formata e liberata.

 





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